A centocinquant’anni dalla morte, Lanzo torna a guardare alla figura del Beato Federico Albert e a ciò che la sua presenza ha lasciato in città. Un legame costruito in oltre vent’anni di attività pastorale e sociale e destinato a proseguire ben oltre quel 30 settembre 1876.
Nato a Torino il 16 ottobre 1820 e ordinato sacerdote nel 1843, Federico Albert fu cappellano alla corte di Carlo Alberto e collaborò con San Giovanni Bosco a Valdocco. La svolta arrivò nel 1852, quando venne nominato vicario e parroco lanzese. Qui concentrò gran parte del proprio impegno verso i più fragili: aprì una casa per bambini nel 1858, l’anno successivo ne fondò un’altra per le ragazze abbandonate e nel 1866 offrì loro anche una scuola. Nel 1869 diede vita alle Suore Vincenzine di Maria Immacolata, poi conosciute come Albertine, nate per assistere i poveri e proseguire quell’opera. Scelse di restare accanto alla propria parrocchia anche quando gli venne proposta la nomina a vescovo di Pinerolo. Morì il 30 settembre 1876, dopo una caduta da un’impalcatura mentre stava lavorando nella Cappella di San Giuseppe, e fu proclamato Beato da San Giovanni Paolo II nel 1984.
È attorno a questa eredità, ancora profondamente radicata nel territorio, che prende forma il programma per il 150° anniversario, inserito anche nelle celebrazioni per i 25 anni di Lanzo Città. Musica, approfondimenti, momenti religiosi e iniziative rivolte alle nuove generazioni accompagneranno il ricordo tra settembre e ottobre. Ad aprire il percorso sarà Organalia, sabato 19 settembre alle 21, nella Chiesa parrocchiale di San Pietro in Vincoli. Protagonista il Coro Eufoné, diretto da Alessandro Ruo Rui, con Gianfranco Luca all’organo Giuseppe Mola del 1894.
Si proseguirà venerdì 25 settembre, alle 20.45, quando la Cappella San Giuseppe di via Cottolengo, lungo le Coste, ospiterà “Federico Albert ci parla ancora”, conferenza affidata a Pierfortunato Raimondo. Questo luogo è significativo perché qui cadde l'Albert accidentalmente da un’impalcatura mentre faceva dei lavori per la costruzione della colonia agricola. Particolarmente ricco il pomeriggio di sabato 26 settembre. Alle 16, nella Scuola Media Federico Albert di via San Giovanni Bosco 47, sarà inaugurata “Torino ieri, oggi e domani”, mostra dedicata ai 150 anni dalla fondazione del giornale diocesano La Voce e Il Tempo. Mezz’ora più tardi seguirà una tavola rotonda sull’attualità del Beato e dei santi torinesi, con Alberto Riccadonna, direttore de La Voce e Il Tempo, Stefano Capello, delegato diocesano per gli insegnanti di religione cattolica e referente della pastorale scolastica, e suor Carmela Busia, responsabile della pastorale giovanile. Alle 18, nella parrocchia San Pietro in Vincoli, sarà celebrata la Santa Messa presieduta dal Cardinale Roberto Repole, Arcivescovo di Torino e vescovo di Susa, alla presenza delle autorità religiose, civili e militari, delle associazioni e delle Abbadie. La sera, alle 20, spazio alla cena preparata dagli allievi e dai docenti dell’istituto d’istruzione superiore Federico Albert – indirizzo Enogastronomia e Ospitalità Alberghiera, nei locali della scuola media di via San Giovanni Bosco 47. Per informazioni e prenotazioni sono disponibili i numeri 340.8399882 e 339.7953240. Il momento simbolicamente più forte arriverà mercoledì 30 settembre, esattamente un secolo e mezzo dopo la scomparsa. Alle 11, in San Pietro in Vincoli, si terrà la celebrazione eucaristica nel 150° anniversario della morte e a 42 anni dalla beatificazione.
A chiudere il percorso sarà nuovamente la musica. Sabato 10 ottobre, alle 21, la parrocchiale ospiterà il concerto conclusivo di Organalia, con il mezzosoprano Rossella Giacchero e l’organista Davide Benetti.
Accanto agli eventi aperti al pubblico sono inoltre previsti incontri per gli studenti dell’istituto d’istruzione superiore Federico Albert, dedicati alla sua storia e all’attualità del messaggio lasciato alle generazioni successive. Un mese per tornare sulle tracce di un uomo che non ha lasciato soltanto opere e istituzioni, ma un modo concreto di guardare agli altri. Centocinquant’anni dopo, quella presenza continua a essere parte dell’identità di Lanzo.